Il caso di Valentina e la legge 40 sulla fecondazione assistita

163153731-01aeeb1e-903e-44d0-b993-87da7a08bd0fLa storia di Valentina, la donna che ha abortito in un bagno del Pertini di Roma senza ricevere alcuna assistenza medica, ha fatto il giro della rete e delle pagine dei quotidiani, ha suscitato giustamente indignazione e rabbia.
In un periodo storico in cui i diritti delle donne all’autodeterminazione sono costantemente minacciati, una vicenda come quella di Valentina ha ribadito la necessità di lottare perchè non si torni indietro, non si torni agli aborti clandestini, quelli in cui le donne morivano.

I siti femministi nel riportare la storia di Valentina si sono soffermati sulla sacrosanta denuncia dell’eccesso di obiezione di coscienza che viene a configurarsi in questo caso, ma in realtà in tutti, come mancata assistenza medica, sulla necessità quindi di rivedere la legge 194 in questo senso, limitando o eliminando, io personalmente sono per la seconda opzione, la possibilità di obiezione dei medici ginecologi, ma non ho visto altrettanto interesse e altrettanta rabbia nei confronti della legge 40, la legge sulla fecondazione assistita che ha portato Valentina a trovarsi in quella condizione. L’unica voce in questo senso, almeno tra quelle di mia conoscenza, è stata L’amazzone Furiosa, che infatti si è posta lo stesso interrogativo, perchè non si è parlato del fatto che Valentina, portatrice sana di una malattia genetica, dovette ricorrere ad un aborto terapeutico perchè la legge 40 le ha impiantato un embrione senza prima sottoporlo a diagnosi preimpianto?
La risposta che si è data è questa e io la condivido:

Il femminismo italiano ha un problema: si concentra quasi esclusivamente su questioni riproduttive, come l’aborto e gli anticoncezionali. Negli ultimi tempi si e` aggiunto il tema della violenza domestica. Tema sacrosanto anche quello, non c’e` nemmeno bisogno di dirlo, ma che insieme a quelli legati alla riproduzione, non esaurisce certo la gamma vastissima delle forme di dominazione e oppressione a cui sono sottoposte le donne. Si, le donne. Che sono tante e diverse. Non sono tutte sane e capaci di concepire. Non sono tutte accoppiate. Ci sono donne come Valentina che possono riprodursi e vogliono farlo, ma necessitano di strumenti che la scienza ci ha messo a disposizione ma a cui uno stato clericale e oscurantista come il nostro ci nega l’accesso. Ci sono donne come me, infertili a cui l’aborto e gli anticoncezionali non servono e non serviranno mai. Ci sono donne che non hanno nessuno che le ammazzi di botte perche` sono single. Ci sono donne che non trovano lavoro perche` sono donne e non gliene frega niente a nessuno.

L’aborto di Valentina ha avuto luogo quattro anni fa, lo ha raccontato in questi giorni perchè la legge 40, la legge sulla fecondazione assistita, sta tornando davanti alla Corte Costituzionale. Valentina in una intervista rilasciata all’associazione Luca Coscioni ha detto questo:

[…] tutta l’attenzione si è concentrata sulla vicenda dell’aborto, mentre per me è importante che ci si occupi seriamente del vero problema alla base della mia storia, che è la legge 40, e anche delle conquiste che sono state annunciate in conferenza stampa. Ora spetterà alla Corte Costituzionale decidere se abbiamo ragione oppure no.Vorrei, da cittadina italiana, che si parlasse di questo. Il mio dolore svanirà quando tutti i cittadini avranno gli stessi diritti

La legge 40 è una legge pessima, bocciata nel 2012 dalla Corte europea dei diritti Umani – il governo Monti fece ricorso contro la bocciatura – oggetto di un referendum di abrogazione parziale nel 2005, andato quasi deserto grazie alla certosina campagna di disinformazione dei politicanti cattolici e dei vertici della Chiesa, 29 volte davanti alla Corte Costituzionale.

Alcuni obiettivi sono stati raggiunti come il divieto di produzioni di più di tre embrioni-rimosso con sentenza della corte costituzionale 151/2009 e l’obbligo di contemporaneo impianto di tutti gli embrioni prodotti-rimosso con sentenza della corte costituzionale 151/2009 (dati dal sito dell’associazione Luca Coscioni).
Rimangono ancora il divieto di fecondazione eterologa, cioè l’impossibilità di ricorrere a donatori esterni alla coppia, con conseguente introduzione dell’elemento classista, chi ha soldi va all’estero dove questo divieto non c’è, chi non ce li ha si attacca; resta anche l’impossibilità si utilizzare gli embrioni sovrannumerari, cioè quelli che non vengono impiantati, a scopo di ricerca scientifica; e rimane il divieto di diagnosi preimpianto per le coppie fertili ma portatrici di malattie genetiche, è il caso di Valentina.

La legge 40 ha impiantato nell’utero di Valentina un embrione che probabilmente avrebbe sviluppato una grave malattia genetica, perchè la donna ne era portatrice sana. La diagnosi preimpianto avrebbe permesso di sapere, prima di impiantarglielo nell’utero, se quell’embrione fosse malato o meno. Ma dal momento che la legge 40 ritiene la “vita” dell’embrione superiore dal punto di vista morale e giuridico a quella di Valentina, si permette di giocare alla roulette russa con il suo corpo e la sua salute.
La legge 40 è in palese contrasto con la legge 194, perchè non permette la diagnosi preimpianto in nome della tutela dell’embrione e di visionarie ecatombi eugenetiche, ma permette poi il ricorso all’aborto, magari in un cesso e senza assistenza medica.

Il divieto di diagnosi preimpianto, l’eterologa e la ricerca scientifica sugli embrioni suvrannumerari aspettano l’udienza o andranno a breve davanti alla corte costituzionale, rimane invece ancora indiscusso il problema dell’accesso al percorso di fecondazione medicalmente assistita delle coppie omosessuali e delle persone single.
La matrice fortemente ideologica di questa legge, l’incostituzionalità palese, la denuncia della corte europea dei diritti umani, le precedenti sentenze, ci fanno sperare in un esito positivo, piano piano questa legge viene demolita, una legge disumana che ancora una volta conferma le politiche invasive sui corpi delle donne, la sottrazione di questi corpi al diritto di autodeterminazione delle singole. Ma è necessario che se ne parli, Valentina ci ha raccontato la sua storia perchè se ne parli, glielo dobbiamo.

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3 risposte a “Il caso di Valentina e la legge 40 sulla fecondazione assistita

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  2. L’ha ribloggato su Nuvolette di pensierie ha commentato:
    Leggetelo, perché dobbiamo riflettere su ciò che si sta consumando a spese della salute della donna, a causa dell’orribile legge 40 e di una applicazione difficile della 194. Dobbiamo uscire dal silenzio e non abbandonare il dibattito su questi temi, i diritti vanno difesi e occorre lottare per eliminare i muri tuttora esistenti.

  3. L’ha ribloggato su Il Ragnoe ha commentato:
    La vicenda di Valentina ci mostra quanto sia urgente iniziare a riportare al centro del dibattito femminista italiano la legge 40, uno scempio condannato dall’Europa, antiscientifico e in contraddizione con il principio di autodeterminazione sancito dalla legge 194.

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