Europa condanna l’Italia: troppi obiettori di coscienza, la legge rischia di “cadere”!

Ennesima pronuncia del Consiglio d’Europa che richiama l’Italia, ancora una volta, per il mancato rispetto dei diritti umani, soprattutto quelli delle donne. Questo è un momento “storico” a cui aspettavamo impazientit* perché per la prima volta il Consiglio d’Europa  denuncia il nostro Paese per il mancato rispetto della legge 194 la quale garantisce alle donne il diritto di abortire legalmente.

Troppi obiettori in Italia e questo lo sappiamo ormai da tempo. Tra qualche anno sarà impossibile abortire in Italia. Negli ultimi anni il loro numero è aumentato senza controllo e il governo italiano incentiva ad ostacolare le donne all’accesso ai propri diritti riproduttivi. Nei giorni scorsi, si è dovuto scendere in piazza come quarant’anni fa per rivendicare un diritto che nel nostro paese sta scomparendo.

L’Italia non rispetta le direttive dell’Ue e impedisce l’applicazione della legge 194. “A causa dell’elevato e crescente numero di medici obiettori di coscienza l’Italia viola i diritti delle donne che alle condizioni prescritte dalla legge 194, intendono interrompere la gravidanza”.

La percentuale dei medici obiettori nel nostro Paese infatti  sta rendendo la legge 194 di fatto inapplicabile, tanto da sfiorare in alcune regioni una quota dell’85%. Le regioni che più negano alle donne il diritto di interrompere una gravidanza entro i primi 90 giorni sono il Lazio, con un’obiezione di coscienza tra i medici che supera il 90%, e la Puglia con l’89% dei medici obiettori. La crescita degli obiettori molto spesso dipende dalle pressioni interne che ostacolerebbero la carriera dei medici che praticano interruzioni di gravidanze ma anche dalle pressioni politiche.

Negli ultimi anni, all’interno degli ospedali, sono emerse vere e proprie testimonianze di violazioni e omissioni di cura verso le pazienti che si sono rivolte a loro per abortire o semplicemente per avere delle cure dopo un aborto. A molte donne è stato negato perfino il ricorso all’aborto terapeutico. I racconti sono agghiaccianti

Recentemente, il dibattito sulla legge 194 sembra essere ritornato prepotentemente vertendo perfino sull’abrogazione della legge. Nel nostro Paese numerose associazioni prevalentemente cattoliche, gruppi politici e membri del governo si organizzano per manifestare in favore dell’abrogazione della legge o si pronunciano offrendo incentivi verso chi limita l’applicazione della legge, per riportare le donne alla propria funzione riproduttiva e, dunque, abbandonandole e riconsegnandole al triste destino delle “mammane”. 

Il numero degli aborti è in calo ed è in crescita il numero degli aborti spontanei che potrebbero essere appunto frutto di aborti fai-da-te.  Cresce il ricorso all’aborto clandestino sia a causa dell’inaccessibilità per le donne nelle strutture pubbliche dove operano i medici obiettori sia per le restrizioni (anche temporali) che la legge impone.

Il Ministero della Salute parla di almeno 20mila interruzioni di gravidanza l’anno effettuate clandestinamente, ma le associazioni parlano di un sommerso che raddoppierebbe le cifre, con evidenti pericoli per la salute e la vita delle donne che vi ricorrono.

Sono meno le donne che possono spendere cifre enormi per rivolgersi nelle strutture private e recarsi all’estero nei paesi dove la normativa in materia lascia maggiore libertà di scelta alla donna e maggiori opzioni di accesso all’interruzione volontaria di gravidanza. Nel 2012, secondo i dati del governo britannico, circa il 2% degli aborti legali eseguiti nel Paese sono stati praticati a donne italiane. Le seconde, per numerosità, dopo le irlandesi. 

Cosa ne pensano gli/le italiane/i? Pare che secondo i dati dell’Eurispes, gli italiani, non si siano fatti condizionare dalle ingerenze cattoliche degli ultimi anni; infatti mettono in luce come il ricorso all’aborto volontario per molti italiani sia accettato, come ad esempio nel caso di pericolo di vita per la madre (84%) e quando si riscontrino gravi anomalie o malformazioni del feto (74,6%).

Anche per il ricorso alla pillola abortiva RU486  il 63,5% degli italiani si dicono favorevoli e chiedono che le nostre strutture introducano il farmaco. Un importante “monito” ignorato dalla stragrande maggioranza della stampa italiana.

Fonte: Qui e qui

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Una risposta a “Europa condanna l’Italia: troppi obiettori di coscienza, la legge rischia di “cadere”!

  1. Il medico non può dichiararsi obiettore di coscienza, avendo già saputo in anticipo quello a cui va incontro esercitando la propria professione.
    O fa il medico, o ci rinuncia. A questo modo, per i pochi che rimangono che non sono obiettori di coscienza, potrà avvenire la distribuzione sul territorio, in attesa di nuove leve, alle quali poi, prima i intraprendere la professione, bisognerebbe fornire l’ingresso dell’informazione in materia per evitare che divenga obiettore successivamente alla laurea.

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