Aborto. Le vostre storie #2

Dopo l’arrivo spontaneo della storia di Teresa abbiamo pensato alla possibilità di aprire questo spazio ai vostri racconti per costruire insieme delle narrazioni su interruzione di gravidanza e maternità.

L’aborto può essere una scelta dolorosa, ma anche no ed è difficile per le donne raccontare la propria esperienza soprattutto se si inscrive in questo secondo caso.
Anche l’umile papa Francesco perdona le donne che hanno abortito e si sono pentite con tutto il cuore, perchè l’unica narrazione consentita è quella dell’aborto come scelta dolorosa e piena di sensi di colpa.
Ma quanto questi sensi di colpa sono indotti dalla violenta retorica che ci identifica come assassine nel momento in cui facciamo scelte autodeterminate sui nostri corpi?

Questo spazio vuole raccogliere le vostre storie, dal personale al politico, perchè ogni esperienza è unica e non esiste un’universale narrazione sull’aborto. Così come non esiste un’unica narrazione su gravidanza e maternità, sempre descritte come momenti idilliaci per ogni donna.
Se volete condividere le vostre storie potete farlo scrivendoci a: comunicazionedigenere@gmail.com

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Di seguito le storie di M. e di Mara

Mi chiamo M,  ho 18 anni e non ho sinceramente mai pensato di parlare pubblicamente della mia esperienza.
Sono rimasta incinta un anno e mezzo fa, non starò a raccontare le dinamiche della mia relazione dell’epoca, posso solo dire che, come nel caso della ragazza della prima storia, era una relazione decisamente malsana, nella quale ero completamente assorbita e dalla quale per fortuna, ho da tempo preso le distanze.
Tornando alla gravidanza, sono sempre stata fermamente convinta di non volere figli nella vita e non mi aspettavo certo che una cosa del genere potesse accadere a me, rimanere incinta durante l’adolescenza, però è successo e all’inizio non ero neanche agitata o sconvolta, non riuscivo a realizzare che fosse vero, mi è stato chiaro solo in seguito, quando i medici mi hanno consegnato l’ecografia.
Era estate, una stagione che già di mio odio, c’erano pochissimi ospedali aperti che effettuavano IVG e la lista d’attesa era lunga, ma io, che per giunta mi ero accorta tardi della gravidanza, non potevo aspettare, così ho dovuto dirlo a mia madre, che pur essendo d’accordo con me sulla decisione di abortire, non l’ha certo presa bene.
In ospedale non sono stata trattata poi malissimo, ma molti medici si lasciavano andare a battutine del tipo: “allora dopo cosa farai? ti farai suora?” (questa mi è rimasta impressa), senza conoscere nulla del retroscena e soprattutto, nessuno mi spiegava mai niente, avevo solo montagne di visite ed esami da fare.
Il mio ragazzo, che si diceva più sofferente di me, è andato in vacanza con gli amici e mi ha anche tradita nel periodo in cui facevo avanti e indietro da consultori e ospedali da sola (inizialmente, poi con mia madre, anche al mattino prestissimo) e lui, che all’epoca aveva 23 anni, avrebbe dovuto dimostrare maggiore maturità. Non l’ha neanche detto ai suoi genitori.
I problemi veri però, sono cominciati dopo l’operazione, di mio non mi sono mai sentita un’assassina, un orrendo mostro, sono sempre stata fermamente convinta che la mia decisione fosse la migliore possibile, però ho iniziato ad essere ferita dai discorsi delle persone, delle mie compagne di scuola dalla mentalità chiusa, anche dei professori e di gente che mi parlava di quanto siano orribili le donne che abortiscono, senza avere idea della mia esperienza.
Ci è voluto un anno, perché mi riprendessi e riuscissi a capire che sono stata forte, ho portato avanti la mia decisione, ho sopportato gli insulti senza aspettarmi comprensione da nessuno e adesso sto meglio, il senso di colpa è quasi del tutto sparito, posso andare avanti.
mine
La storia di Mara

salve a tutti,

innanzitutto grazie per il prezioso lavoro che fate. Il tema della colpevolizzazione legata all’aborto mi tocca molto, sia perché io questa scelta l’ho fatta, e ne assumo tranquillamente le conseguenze che non sono per me di tipo traumatico, sia perché non sopporto i discorsi moraleggianti che vannoa minare la libertà di scelta. Sono convinta che sia meglio rinunciare a far venire al mondo un essere umano, che farlo “perché si fa cosi” e dargli un’entrata nella vita pessima, difficile, dolorosa. Avere un figlio non é cosi complicato. Crescerlo bene, educarlo, esserne responsabili, questo si é un compito arduo, e non si puo’ certo farlo in qualsiasi condizione.

Ho decsio di abortire due anni fa. Sono rimasta incinta per incidente, all’interno di una relazione malsana, fatta di alti e bassi estremi da ormai 5 anni. Ho sempre pensato di voler diventare madre, ma quando ho scoperto di aspettare un figlio, ho sentito chiaramente che se io avevo deciso, per dinamiche mie, di vivere una relazione di quel genere, assolutamente non volevo imporla ad un’altra persona. Non volevo avere un bambino che, senza poter scegliere, si sarebbe ritrovato fra una madre ed un padre in eterno conflitto. La mia scelta non é stata facile: avevo 31 anni, un lavoro, una certa stabilità da offrire, ma non avevo, a mio avviso, il contesto affettivo da dare ad un bimbo. Ci ho pensato bene, ed ho deciso di “sacrificare” questa vita, per riuscire pero’ anche a cambiare la mia. Ho abortito, e mi sono finalmente separata da quel compagno con cui non stavo bene.

All’ospedale il medico non ha smesso di lanciarmi battutine odiose e giudicanti “alla sua età, non é ora di pensare a far famiglia?”, mi ha mostrato i dettagli dell’embrione, mi ha fatto sentire i battiti del cuore, tanto per svegliare il mio senso di colpa. Ho scritto alla direzione dell’ospedale lamentando i fatti, sono stata convocata ad un colloquio col medico, il suo capo, e la responsabile del centro di pianificazione famigliare. Il medico é stato rimproverato, io ne sono uscita a testa alta, fiera.

Non mi sono mai pentita della mia scelta, l’unico rimprovero che ho da farmi é di essere rimasta tanto a lungo in quella relazione.

Da qualche mese ho conosciuto un altro uomo, stabile, equilibrato, con cui abbiamo voglia di costruire un progetto di famiglia. Io so che con lui potro’ farlo in modo sereno, e regalare ad un futuro figlio quelle basi stabili che gli permetteranno di vivere meglio la sua vita.

Ecco la mia storia

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