Contro-narrazioni su aborto e maternità. La storia di Teresa

Quella di interrompere una gravidanza è una scelta che spetta solo alla donna. Può essere una scelta difficile da compiere, che comporta dolore, ma anche no.
Si può abortire e stare bene. Raccontare di aver abortito è difficile, spesso molte donne si tengono ben stretto questo “segreto” e se lo raccontano “devono” farlo adeguandosi alla narrazione convenzionale che vuole le donne che hanno scelto di interrompere una gravidanza come sofferenti e assalite dai sensi di colpa.

E’ importante rompere questo tabù, è importante iniziare a raccontare svincolandosi dalle narrazioni a senso unico.
Le esperienze delle donne che vivono un aborto, sia questo volontario o no, sono varie, plurali, tutte diverse, eppure “l’aborto è sempre una scelta dolorosa per una donna” è la narrazione dominante.

Ci è arrivato spontaneamente il racconto di Teresa (nome di fantasia), ci chiede di condividere la sua esperienza e noi siamo ben liete di darle voce. Partendo da questo abbiamo pensato di mettere a disposizione di tutte le donne questo spazio per costruire insieme delle contro-narrazioni su aborto e gravidanza.

Se il personale è politico allora le vostre storie serviranno a rompere l’unica narrazione socialmente accettata sull’aborto, quella di una scelta lacerante, e l’unica narrazione che ha visibilità su gravidanza e maternità, quella di esperienze esaltanti e sempre positive.

Qualsiasi sia la tua esperienza questo spazio è a tua disposizione se vuoi condividerla.
Puoi scriverci a: comunicazionedigenere@gmail.com

Di seguito la storia di Teresa

Mi chiamo teresa, ora ho 25 anni. Quasi 2 anni fa feci ricorso all’IGV, interruzione di gravidanza volontaria.
Studiavo e portavo avanti una relazione malata che mi aveva resa inerme al mio aguzzino, che mi torturava moralmente per liberarsi dei suoi fantasmi.

Quando scoprì di essere incinta non avevo altra scelta: dovevo assolutamente interrompere quella gravidanza: in ballo c’erano i miei sogni. c’era la mia laurea,
la mia vita che avevo progettato. e poi c’era che io dal mio aguzzino, mi stavo
lentamente allontanando e mai avrei voluto un legame indelebile con lui, tantomeno rproduttivo.

Nella paura mi chiusi, non mi rivolsi alla mia famiglia e cominciai a girare in una struttura
pubblica, ma ciò che ottenni furono sguardi di sufficienza e venni liquidata alla svelta con un ‘io sono obbiettore di coscienza, non faccio di queste cose’.
Fu così che la mia documentazione e i miei dubbi li risolsi sul web, incappando più di una volta in organizzazioni pro life, video senza alcuna coerenza scientifica, che anzichè informarti ti piazzano foto di neonati, feti dal 5°mese in poi, sistemati in una cornice che li faceva più sembrare usciti da un campo di concentramento che da un ospedale.
Fu così che, dato che io ero molto razionale e cinica sull’argomento, questo bombardamento mi insinuò un senso di colpa enorme, fomentato poi dai maltrattamenti del mio compagno, che nonostante i miei malesseri continuava ad ignorarmi e quando mi considerava mi insultava per i più fantasiosi motivi.

Mi rivolsi ad una clinica privata convenzionata, e c’è da dire che non vidi l’ombra di obbiettori.
Era solo quello che cercavo, non volevo essere capita, non volevo uno psicologo, volevo solo che un mio diritto fosse eseguito.
Posso dire che per quanto mi riguarda, ho conosciuto la depressione post-aborto, ma sostengo d’esserne stata infettata: dagli sguardi della prima struttura, dal medico che mi diceva di pensarci bene, dal mio compagno che mi minacciò di morte, dai video su youtube, dalla mala informazione, dal ‘ben pensare’.

A distanza di 2 anni posso affermare con certezza di non aver ucciso una ‘vita’ ma semplicemente di aver scelto la mia, di essermi data un altra possibilità di realizzazione e felicità.
Questa è solo la mia storia, non una costante, ed è stato un dibattito tra le mie conoscenze, la mia biologia, la mia mente ed un mondo che mi voleva madre per forza, anche se io non lo volevo (ancora).

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7 risposte a “Contro-narrazioni su aborto e maternità. La storia di Teresa

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  2. Grazie per aver condiviso la tua storia. Non penso sia stato facile scegliere circondata da sguardi che ti facevano sentire in colpa prima e fomentavano la tua depressione dopo. Ti auguro veramente di essere felice, di scegliere la vita, la tua vita, come hai avuto il coraggio di fare. Un caro saluto

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