L’esperienza personale della blogger

Febbraio scorso ho avuto rapporti sessuali con il mio fidanzato.  La stessa sera il mio ragazzo avverte la sensazione di aver rotto il profilattico. Non ci sentiamo sicuri.

Il mio medico di famiglia il giovedì è chiuso e non sapevo proprio a chi rivolgermi per farmi prescrivere la pillola del giorno dopo. Il metodo contraccettivo di emergenza funziona entro le 72 ore ma prima si prende meglio è.

Sono venuta alla conoscenza che da poco è stato approvato in Italia un ulteriore contraccettivo d’emergenza: la pillola dei cinque giorni dopo. Ma in Italia non è possibile assumerla se non hai fatto un test di gravidanza. Il risultato è che si perdono soldi e tempo per assumerla, tutto perché i pregiudizi culturali italiani lo considerano un metodo abortivo.

Non voglio perdere tempo e accompagnata dal mio ragazzo mi sono recata in farmacia per chiedere quali farmacie di turno fossero aperte. Era sera. Mi reco presso la Guardia Medica di Olbia e dopo un paio di pazienti vengo accolta da una dottoressa di una certa età.

L’ambulatorio era pieno di crocifissi e santini e avevo capito in anticipo che quello non sarebbe stato il posto ideale per le soddisfare mie esigenze.

Cerco di farmi coraggio ma la mia voce esce timida dalle mie corde vocali e chiedo alla dottoressa: “Potrebbe prescrivermi la pillola del giorno dopo?”

La dottoressa con fare sprezzante mi informa che lei è un obiettore di coscienza. Al maschile. Obiettore, come suona la parola stessa non può essere una causa a favore delle donne. Ci mette l’una contro delle altre per motivi che hanno a che fare con la fede religiosa o per garantirsi l’avanzamento di carriera.

Io risposi insistente replicando che a me il farmaco serviva. La dottoressa si dilunga annunciandomi la presunta pericolosità di questo farmaco per la mia salute: rischio trombosi, rischio infarto, rischio sterilità eccetera…tutti effetti indesiderati che possiede ogni farmaco e che nessuno rifiuta di prescrivere se uno ne ha bisogno.

Infatti le ricordai che quelli sono sintomi che ha ogni farmaco, insomma le feci capire che non ero affatto intimorita. Lei si altera: “L’aborto è un omicidio”

Io le risposi della mia intenzione di non abortire ma di avere un farmaco CONTRACCETTIVO. Lei si altera ancora di più e mi tratta con sufficienza. Mi da del tu e mi fa un disegnino spiegandomi cosa accade durante il concepimento e l’assunzione del farmaco. “Non posso va contro i miei principi è un OMICIDIO!!, un OMICIDIO”, un anti-annidamento e praticamente è simile ad un aborto e stai come commettendo un omicidio. 

Io risposi che se continuava così avrei veramente avuto bisogno di abortire. O di prendere la pillola dei cinque giorni dopo. Lei mi annuncia- tutte cose che sapevo- che ci voleva il test di gravidanza.

Cambia argomento: “Nel 2013 esistono i metodi contraccettivi, perché non li ha usati?” 

Io le rispondo che il preservativo si è rotto. E continua con il suo sermone: “ma tu dovevi andare dal tuo medico, vai da lui, io non posso farci nulla”.

“Dovevi usare la pillola contraccettiva e te lo dico io che sono contro pure quella“, quanta ignoranza nel 2013!

“Per questa volta io te la faccio ma non tornare più qui”.

Mi chiede i documenti, mi chiede perfino se sono maggiorenne perche’ “ci mancherebbe pure che sei minorenne!”, e compila il foglio scrivendo il farmaco che non è più in commercio :LEVONELLE. Ecco un altro espediente usato dagli obiettori: scrivere farmaci inesistenti approfittando della disinformazione sessuale delle italiane per farti andare in farmacia augurandosi che trovi un farmacista obiettore che ti dica: “Bhe ora ti arrangi, sono obiettore anche io”. Ma non è andata così per fortuna.

La farmacista riceva la ricetta e dichiara che “Levonelle non è più in commercio da un pò”. Io rispondo “Ecco, lo ha fatto apposta. Come faccio?”. Le racconto di essere andata alla guardia medica e di aver incontrato un medico obiettore. La farmacista, molto gentile e grande esempio di solidarietà femminile mi  aiuta e mi da comunque il farmaco “non dovrei farlo ma queste cose mi fanno innervosire. Questo è un abuso, non si può esprimere l’obiezione di coscienza per la pillola del giorno dopo e per giunta prendendoti pure in giro. Una grande maleducata

Mi consegna il farmaco. Lo pago ed esco dalla farmacia. Successivamente la donna mi viene incontro consigliandomi di prenderla subito e che prima la prendo meglio è. Sono contenta di aver trovato una donna così solidale.

Una storia davvero assurda in un paese che si considera civile per quanto riguarda i diritti delle donne.

Se avete storie simili  da raccontarci non esitate a scrivere a mary.comunicazionedigenere@gmail.com

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4 risposte a “L’esperienza personale della blogger

  1. io vorrei fare di più. perché non creiamo uno spazio apposta dove mettere non solo le storie ma i nomi, e i cognomi, e i luoghi in cui questo accade. si deve sapere che quel/qualla operatore/operatrice, quella struttura, quel medico, quella farmacia si comportano così. è ora che ci mettano la faccia. la denuncia del fatto in sé non basta più. adesso facciamo i nomi.

  2. è assurdo. un medico che si comporta in questo modo non è affatto professionale. una mia amica avvocato mi ha detto che in casi come questi si possono chiamare i carabinieri perchè è un diritto avere quella ricetta. ma io mi chiedo, quante donne lo sanno, quante donne sono abbastanza forti da poter fare la voce grossa, quante hanno l’amica avvocato che eventualmente fornirebbe assistenza legale (e sono convinta che se dici “chiamo il mio avvocato” vedi come ti rispettano!)? penso che bisognerebbe istituire delle associazioni di avvocati che tutelino i diritti delle donne, come ci sono quelle pro-life, dovrebbero esserci quelle pro-choice. purtroppo non sono un avvocato, altrimenti sarei già in prima fila.

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