Texas. Un videogioco in difesa del diritto all’aborto

Vi ricordate la senatrice texana Wendy Davis? La coraggiosa donna che nel Luglio scorso attuò un difficile e originale ostruzionismo in Parlamento nel tentativo di bloccare una norma limitatrice del diritto all’interruzione volontaria di gravidanza?
La senatrice democratica, armata di scarpette da tennis, per 13 ore parlò in piedi e senza interruzione alcuna. L’eroico gesto però servì solo a rimandare una legge peggiorativa del diritto all’IVG, che in uno Stato conservatore e a maggioranza repubblicano come il Texas, riuscì ad avere la maggioranza.
La legge approvata prevede che l’aborto, anche quello terapeutico, sia vietato dopo le 20 settimane dall’inizio della gravidanza, introducendo norme stringenti per le cliniche e i medici, i quali dovranno seguire un iter più lungo per procedere negli aborti in quanto questi verranno equiparati ai più complessi eventi chirurgici.
Una delle cosegueze più immediate sarà quella della drastica riduzione delle cliniche che praticano IVG e di conseguenza la maggiore difficoltà di accesso a queste soprattutto da parte delle donne economicamente più deboli.
L’opposizione da parte dei movimenti femministi locali, ma anche quella delle donne dello show business non si fece attendere. Fece particolarmente scalpore la protesta della giornalista della Msnbc Melissa Harris-Perry che, in diretta tv, indossò due tamponi come orecchini per esprimere il suo dissenso nei confronti di una legge gambero sui diritti delle donne.

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A solidarizzare con il movimento pro-choise saranno anche due giovani programmatrici Carly Kocurek ed Allyson Whipple.
La loro idea è quella di realizzare un videogioco capace di mostrare le difficoltà dell’insidioso percorso a ostacoli che una donna deve intraprendere nel momento in cui decide di abortire.
“Choice: Texas a very serious game”
sarà online, completamente gratuito, a partire dal 2014, intanto la raccolta fondi per realizzare il progetto, organizzata sulla piattaforma di crowdfundig IndieGoGO, ha già raggiunto più di diecimila dollari.
Il gioco prevede cinque avatar, cinque donne diverse, per età, estrazione sociale, provenienza geografica.
C’è la giovane studentessa di liceo, la donna già mamma con problemi economici, la donna con problemi di salute, la ragazza vittima di stupro.
Situazioni diverse e motivazioni diverse che portano a compiere la scelta di interrompere la gravidanza, accomunate però da una costante, quella delle difficoltà materiali di attuare questa scelta.
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Con queste parole le sviluppatrici parlano delle motivazioni che le hanno spinte a progettare il videogioco:

“Ogni personaggio rappresenta un tipo diverso di persona” raccontano le sviluppatrici, “ma c’è una cosa che accomuna tutte: abortire è un loro diritto e, in alcuni casi, una necessità, ma per nessuna di loro è semplice. Anche chi, come l’avvocato o la madre sposata, ha buone possibilità economiche e un’assicurazione, affronta mille variabili che vanno dal quartiere in cui si vive al tempo a disposizione, sino alla banale disponibilità di mezzi di trasporto e che se si combinano male possono rendere, con questa legge, impraticabile quello che è un diritto. In molti, anche tra i sostenitori della causa, non si rendono conto che oggi l’aborto, è soprattutto una questione di privilegio: non tutte hanno una macchina per andare da un clinica all’altra, o un lavoro da cui potersi assentare con facilità, o un’assicurazione che paghi le spese. Per questo abbiamo pensato a un videogame, perché , oggi per una donna, avere un diritto assomiglia a una corsa a ostacoli”. (Fonte qui)

In maniera del tutto aspettata sono arrivate le critiche del movimento pro-life, forte e invasivo in America, forse più che in Italia. Le accuse sono quelle di banalizzazione dell’aborto e di riduzione dell'”infanticidio” a un gioco.
La speranza è quella che l’opposizione dei pro-life deadth non blocchi il percorso di questo progetto che potrebbe essere un valido strumento sia educativo, sia di presa di coscienza. Un’idea che sarebbe bello esportare anche nel nostro paese dove le settimane entro le quali si può praticare l’IVG sono 12 e non 20, dove per avere una pillola del giorno dopo si deve compiere la via crucis dei consultori, come ci avete raccontato qui, dove l’aborto farmacologico è quasi una leggenda, dove nelle scuole non si fa educazione sessuale, non si parla di contraccezione, ma si parla di aborto in questi termini, dove vanno in onda trasmissioni che presentano la maternità in età adolescenziale come cosa bella e sempre felice, dove la parola preservativo non si può dire ad alta voce, dove l’aborto clandestino torna ad essere una realtà.

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5 risposte a “Texas. Un videogioco in difesa del diritto all’aborto

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    • Il videogioco sarà disponibile a partire dal 2014, è un progetto, si stanno ancora raccogliendo fondi per la realizzazione

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